IOTA, cos’è e come funziona la criptovaluta della IoT

IOTA è la criptovaluta nata specificatamente per l’Internet delle cose. Ha dei tratti in comune con le altre cripto monete, ma anche moltissime peculiarità esclusive che suscitano molto interesse. A cominciare dalla sua blockchain (che in realtà non è proprio una catena di blocchi) che si chiama Tangle.

Ecco cos’è e come funziona IOTA, dove acquistare la criptovaluta e come conservarla.


Logo IOTA
Il logo di IOTA (Wikimedia Commons)

IOTA, cos’è

IOTA è la criptovaluta per le transazioni dei device della Internet of Things, l’internet delle cose. Lo slogan che si legge sulla home page del sito del progetto è: scalabile, decentralizzata, modulare e senza commissioni. 

Valore IOTA: prezzo e grafico


Proprio quest’ultima peculiarità, l’assenza di commissioni, rende IOTA la valuta ideale per le microtransazioni tipiche delle apparecchiature interconnesse tra loro in rete e per le transazioni tra macchine.

A differenza delle criptovalute più celebri, come bitcoin e ether, IOTA non è minata, ossia non viene creata  via via nel tempo dai miner che supportano l’infrastruttura come premio per il loro lavoro computazionale a gestione delle transazioni. Le monete in circolazioni, in totale 2.779.530.283 MIOTA, non subiscono né subiranno in futuro degli incrementi, proprio perché non ne verranno create di nuove. In altre parole non è una moneta inflazionistica.

Il numero, a prima vista particolare, è ottimizzato per la computazione ternaria e per essere conforme alla notazione del sistema internazionale.

Il progetto IOTA è nato nel 2015 per opera di David Sønstebø, Sergey Ivancheglo, Dominik Schiener e Serguei Popov. Attualmente è gestito dalla IOTA foundation, con sede in Germania.

Tangle, la piattaforma di IOTA

La piattaforma su cui si basa IOTA è Tangle. Si tratta della sua blockchain, anche se è scorretto chiamarla blockchain visto… che non lo è! Non si tratta infatti di una catena di blocchi ma di un registro (un ledger) condiviso. Come nel caso delle blockchain, comunque, ogni nodo ha una copia di tutte le transazioni compiute sulla rete.

Tangle è strutturato come un DAG, o directed acyclic graph (un grafo aciclico diretto oppure grafo aciclico orientato, in italiano). La più grande differenza con una blockchain è che le transazioni nel Tangle sono processate in parallelo e non in modo consequenziale.


Ecco come si presenta Tangle:

La struttura di Tangle (IOTA)
La struttura di Tangle, la rete alla base di IOTA (dal white paper di IOTA)

Ma ora i più attenti potrebbero domandarsi: ma se non ci sono commissioni perché non c’è lavoro computazionale da parte dei miner, come vengono verificate le transazioni? Questa è un’altra grande differenza tra Tangle e le blockchain più tradizionali. Spetta infatti agli utilizzatori, quando inoltrano una transazione sul circuito, verificare in precedenza almeno 2 transazioni passate prima di instradare la propria. Questa attività è l’equivalente della proof of work che sta alla base del consenso dei miner di bitcoin, con un sforzo computazionale immensamente minore.

Visto che per prima di eseguire una transazione bisogna autorizzarne 2 precedenti, all’aumentare delle transazioni aumenta la velocità e l’efficienza della rete. Il sistema è quindi infinitamente scalabile e non soffrirà dei problemi di efficienza delle altre blockchain tradizionali.

IOTA, come funziona (con qualche esempio)

Come già indicato le caratteristiche di IOTA sono l’assenza di costi di transazioni, la scalabilità e la rapidità delle transazioni. Tutte particolarità che la rendono perfetta per le microtransazioni, soprattutto per quelle tra apparecchiature smart. Che grazie a IOTA potrebbero diventare delle piccole entità finanziariamente indipendenti.

L'Internet of Things (IoT)
L’ecosistema dell’Internet of Things, l’IoT

Molto osservatori ritengono che in un futuro neanche troppo lontano le macchine interagiranno tra loro in modo autonomo e con una propria economia. Se così sarà IOTA è la candidata a diventare una protagonista di questa interazione.

L’esempio classico è quello delle macchine distributrici di bevande calde e snack. Una macchina smart di questa tipologia potrebbe controllare la propria giacenza, procedendo con l’ordine (pagato in IOTA) al suo fornitore, chiamare l’assistenza (pagata in IOTA) in caso di guasto o onorare le bollette di acqua ed elettricità (sempre in IOTA) verso l’operatore erogante. Tutto in un ecosistema IOTA oriented.

A questa logica potrebbero sottostare ogni tipologia di distributore automatico ma anche altre apparecchiature elettroniche.

IOTA, dove comprare la criptovaluta

IOTA, proprio per le sue peculiarità relative alla conferma delle transazioni, non si trova su molti exchange. Alla data in cui scriviamo la presente guida la criptovaluta dell’Internet delle cose è acquistabile su Binance e su Bitfinex.


Sul primo non è possibile inoltrare un bonifico in euro, ma vanno trasferite le criptovalute a maggior diffusione (ossia il bitcoin) per poi procedere alla conversione direttamente sui siti citati. Il secondo invece accetta anche bonifici in valuta fiat previo l’invio della documentazione adeguata.

Il wallet per conservare IOTA

Come prudenza impone è buona norma trasferire le valute acquistare sull’exchange nel proprio wallet. Come esperienza insegna è preferibile infatti avere la piena disponibilità dei propri investimenti, che potrebbero andare persi da un comportamento non corretto da parte degli exchange o di terzi, come un attacco hacker o una frode.

Per conservare i propri IOTA bisogna scaricare un wallet. Quelli in circolazione sono in versione desktop e in versione android, entrambi scaricabili dall’account github ufficiale di IOTA. Il client desktop è un’interfaccia locale usata per accedere a un full node esterno.

Prima di utilizzare il wallet è necessario disporre di un seed, ossia di una chiave necessaria ad entrare nel portachiavi e accedere ai propri IOTA (e poterne disporre). In IOTA il seed va generato e conservato. Se lo si perde non è più possibile accedere al wallet e quindi ai propri fondi.

In precedenza il wallet generava direttamente un seed ma poi gli sviluppatori hanno deciso di eliminare questa funzionalità, per ragioni di sicurezza. Attualmente, quindi, meglio creare manualmente il proprio seed, oppure utilizzare servizi di generazione password randomiche. Se lo si vuole generare a mano è bene ricordarsi di non utilizzare termini e frasi di senso compiuto (più facilmente intercettabile da malintenzionati).  Il seed deve avere 81 caratteri. Le lettere vanno in maiuscolo. Non vanno utilizzate cifre, se non solo il numero 9.

Se utilizzate il client desktop controllate sempre che sia aggiornato all’ultima versione.